La Ricchezza nell'Educazione

Il capitale sociale e umano degli educandati

Da tempo il mondo dell’educazione è diventato il luogo privilegiato in cui veri e propri network relazionali tra scuola, famiglie e società nascono e si sviluppano, fino ad assumere le fattezze di un “capitale sociale” spendibile a più livelli nella società.

 

In particolare, s’è visto come le peculiari interazioni trai numerosi soggetti presenti nella realtà degli educandati costituiscano linfa preziosa per la formazione di una persona intesa come membro attivo e propositivo in grado di migliorare la società.

 

Facendo propria l’ipotesi che capitale sociale e umano si valorizzano a vicenda, questo libro descrive il ruolo svolto dalle complesse reti di relazioni nel contesto educativo-residenziale tipico di educandati e convitti statali italiani e, attraverso i racconti di vita di studenti ed ex convittrici, chiarisce come i fili tesi tra compagni, famiglie ed educatori influenzino l’educazione e la socializzazione delle giovani generazioni.

 

È nato il mio e-book.

 

Sono felice, perché credo che sia un'occasione per avere un saggio educativo a portata di mano.

Credo che sia un'opportunità ancora più comoda per riflettere su quali valori vogliamo tramandare ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Dedicato a tutti gli educatori, a tutti i genitori, ai nonni che amano la cultura, ai catechisti che fanno comunità, e a tutti gli studiosi della società...

Perché "Abbiamo bisogno di una scuola in grado di farsi cooperatrice di cittadini attivi nel mondo"!

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Introduzione al libro
Introduzione - La ricchezza nell'educazi
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Estratto del libro - III Capitolo
III Capitolo - La ricchezza nell'educazi
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Scheda Marcianum Press
Scheda Marcianum Press - La ricchezza ne
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Comunicato Feltrinelli Verona
Comunicato Feltrinelli - La ricchezza ne
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Recensione di Giacomo Gubert ocd

Da tempo, da alcuni decenni già, nelle scienze sociali, l'invenzione dei termini di “capitale sociale” e “capitale umano” ha contribuito ad illuminare alcune realtà lasciate in precedenza ingiustamente nell'ombra. Ciò è accaduto (e avviene tuttora) non senza qualche malinteso dovuto alla scelta del termine “capitale” dove invece sarebbe stato più semplice, più formale, impiegare quello di “ricchezza”, la cui degna storia in quest'ambito dello scibile umano è a tutti nota.

 

Segno del bisogno, sociale e sociologico, di queste due invenzioni terminologiche gemelle, fu l'enorme successo, a tutti i livelli del discorso (dalla riflessione alla produzione sociale, dalla critica alla comunicazione), che esse ebbero ed hanno, come si potrebbe facilmente dimostrare. Per citare un solo esempio, chiaro, netto, inequivocabile, ricorderemo qui la pagine dedicate da James Samuel Coleman al “capitale sociale” nei suoi Fondamenti di teoria sociale (Il Mulino, Bologna, 2005).

 

Ciò premesso e ricordato, bisogna dire che, per la sociologia in primo luogo, il più restava da fare. Con una certa sicurezza di giudizio, dovuta alla consapevolezza della natura della conoscenza sociale più che alla presunzione di poter dominare in un solo sguardo tutta la produzione scientifica nata da questi termini, direi persino che il più resta ancora da fare.

 

Resta ancora (e resterà sempre, in modo variabile) da “misurare” realmente questo capitale umano e questo capitale sociale. Dove per “misurare” intendiamo semplicemente indicare l'insieme delle operazioni, analoghe al misurare delle scienze naturali, che la sociologia esercita per conoscere la verità sociale, conoscere la ricchezza umana e sociale presente in un determinato spazio-tempo sociale, individuarne i modi di produzione, mantenimento, alterazione, distruzione e quant'altro.

 

Questo lungo preambolo serve per collocare correttamente l'opera di Alessandra Carbognin. Essa vale sotto molteplici aspetti, come potrà rendersene conto chiunque ne sfogli almeno l'indice: già l'impaginazione, opera di Ivan Valbusa, è un ricco gioiello, segue l'informazione sulla realtà poco nota degli educandati italiani e la rassegna e discussione delle diverse accezioni sociologiche dei termini di “capitale sociale”, “capitale umano” ed anche “capitale umano”. Nella seconda parte dell'opera, è prezioso il capitolo dedicato alla presentazione delle interviste, la cui lettura ci arricchisce di molteplici apporti ed in cui ascoltiamo voci lontane e vicine che altrimenti mai avremmo potuto udire.

 

Ma le pagine più interessanti, le più oneste, le più vere, le più scientifiche, di tutto il libro sono quelle dedicate, in chiusura, alle precisazioni metodologiche e, subordinatamente, il capitolo 4. dedicato all'analisi quantitativa. Esse vanno lette con attenzione per comprendere a che punto siamo nell'opera imprescindibile di illuminazione del capitale sociale ed umano reale della nostra società italiana ingenerale ed in particolare, attraverso alcuni casi molto peculiari come sono gli educandati, nelle scuole secondarie superiori.

 

Mi spiego riportando, come sovente si fa nelle recensioni, la frase stampata, “in esergo” sulla quarta di copertina. Si tratta di una dichiarazione di principio: “Il capitale sociale e il capitale umano presenti nel mondo dell'educazione sono una ricchezza da custodire ed accrescere per formare giovani in grado di migliorare la nostra società”. Questa frase, molto condivisibile, esige da un sociologo, oltre ad un certo grado di formalizzazione dei termini impiegati, proprio quel lavoro di ricerca quantitativa che emerge dalle precisazioni metodologiche.

 

Un lavoro per nulla compiuto, difficile, arduo, ancora molto insoddisfacente sul quale Alessandra Carbognin dovrebbe pubblicare un altro libro, il cui titolo barocco potrebbe essere il seguente: “In che modo uno studioso sociale può concepire e realizzare una “misurazione” del capitale sociale, umano e culturale di alcuni gruppi di studenti delle scuole superiori”.

 

Per esprimermi, concludendo, in negativo, dirò che senza le precisazioni metodologiche chi scrive e chi legge questo libro non partecipa all'opera sempre necessaria dell'illuminazione della società ma rimane nell'acritica e ipocrita riproduzione dell'apparenza della stessa.

 

Giacomo Gubert ocd, dottore di ricerca in sociologia

 

Recensione di Giacomo Gubert ocd, dottore di ricerca in sociologia
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